Malloreddus alla campidanese (o quasi)

Oggi vi propongo un primo piatto (rivisitato a mio gusto) tipico della Sardegna, una terra che adoro, non solo per i paesaggi ed il mare mozzafiato, ma anche per la squisita cucina.

I malloreddus alla campidanese che sono un piatto saporito e gustoso, imperdibile per chi ama i sapori rustici.

I malloreddus, definiti anche gnocchetti sardi, sono senz’altro la più classica delle paste sarde. Hanno la forma di conchiglie rigate lunghe da circa 2 cm in su, e son fatti di farina di semola e acqua.

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Ingredienti per 6/8 persone:

  • 450 gr di malloreddus
  • 1 melanzana
  • 250 gr di salsiccia
  • 1/2 cipolla
  • 500 gr di pomodori ciliegino
  • vino bianco secco q.b.
  • sale q.b.
  • origano q.b.
  • olio e.v.o. q.b.
  • peperoncino (a piacere)
  • pecorino sardo grattuggiato

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Preparazione:

Lavate e tagliate a tocchetti la melanzana e mettetela in uno scolapasta con un po’ di sale, in modo che perda l’acqua in eccesso.

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Fate imbiondire la cipolla tritata in poco olio,

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unite la salsiccia spellata e sbriciolata, lasciandola rosolare per pochi minuti,

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scolate il grasso in eccesso, quindi versate il vino e lasciatelo evaporare.

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Unite la melanzana tagliata a dadini.

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Unite anche  il peperoncino, mescolate e fate insaporire 5 minuti; aggiungete i pomodori tagliati a spicchi, l’origano il sale e fate cuocere a recipiente coperto, per 20 minuti a fiamma bassa.

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Cuocete i malloreddus in abbondante acqua salata, una volta raggiunta la cottura desiderata, fateli insaporire qualche istante in padella con il sugo preparato e nel caso in cui il sugo risultasse troppo asciutto, aggiungete un po’ di acqua di cottura della pasta,

Servite con abbondante pecorino sardo grattugiato.

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Arrosto di tacchino alla crema di funghi porcini

Ormai mancano poco meno di 2 settimane al Natale e starete sicuramente pensando a cosa preparare di speciale per stupire ed allietare il palato dei vostri ospiti.

Io cerco sempre di pensare a qualcosa che possa essere preparato con un po’ d’anticipo per non rischiare di dover passare tutta la giornata ai fornelli, del resto anche la “cuoca” deve poter fare un po’ di festa almeno nel giorno di Natale, no!? 😉

Oggi quindi vi propongo un arrosto di tacchino, impreziosito da funghi porcini, che ho sapientemente conservato nel congelatore lavandoli e tagliandoli a tocchetti, quando il mio papi me li ha portati freschi un paio di mesi fa.

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Ingredienti:

  • 1 kg circa di fesa di tacchino possibilmente legata con uno spago, per far sì che mantenga bene la forma e sia più semplice da tagliare (io per questo mi sono affidata al mio macellaio di fiducia l’ Argal di Meini Davide )

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  • 500 ml di latte
  • 250 gr di funghi porcini (freschi se li trovate, altrimenti surgelati vanno benissimo)

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  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 cipolla
  • sale q.b.
  • olio q.b.
  • 1 spicchio d’aglio
  • aromi per arrosti q.b.
  • vino bianco (meno di mezzo bicchiere)
  • 1 cucchiaio raso di farina o fecola di patate

Preparazione:

Mettete i funghi ancora surgelati in una padella con un filo d’olio ed uno spicchio d’aglio, lasciate cuocere finchè non si saranno ammorbiditi , salate e mettete da parte (ricordatevi di eliminare l’aglio).

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Mettete in una pentola capiente un po’ d’olio, aggiungete la carota, il sedano e la cipolla finemente tritati e rosolate per qualche minuto,

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poi aggiungete l’arrosto facendolo dorare da tutti i lati, salate, aggiungete gli aromi e i funghi (tenendone da parte qualcuno per la decorazione)

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Sfumate con un goccio di vino bianco e una volta evaporato aggiungete 500 ml di latte,

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poi chiudete con il coperchio e lasciate cuocere a fiamma bassa per 1 ora abbondante.

A cottura ultimata, togliete l’arrosto dal fuoco, lasciatelo raffreddare e poi tagliatelo a fettine.

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Passate al mixer il fondo di cottura e se risultasse troppo liquido aggiungete un cucchiaio raso di farina oppure di fecola e mettete ad addensare la salsa sul fuoco.

Disponete le fettine di arrosto in una padella un po’ larga, versatevi sopra la salsa ai funghi e riscaldate appena prima di servire.

Impiattate poi le fettine di arrosto, irrorandole con la loro salsa e decorando a piacere con i funghi tenuti da parte.

Un doveroso ringraziamento all’ Argal di Meini Davide

per l’ottima carne che mette a disposizione per la preparazione dei miei piatti

Funghi porcini ….. i “re” dei funghi

Oggi voglio spendere due parole per questi squisiti doni che ci offre la natura …

I funghi.

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Come saprete, qui al nord il tempo non è proprio dei migliori … piove, piove, piove e non la smette mai (altro che primavera), una vera tristezza 😦 , ma una piccola nota positiva sono riuscita a trovarla: il caldo dei giorni passati e l’umido di questi giorni hanno creato un clima favorevole per la nascita dei funghi.

In genere la stagione preautunnale è quella ideale per andare a funghi, ma il clima “pazzerello” ne ha fatto spuntare qualcuno e visto che ho la fortuna di avere un papà fungaiolo, proprio questa mattina è andato nei boschi a raccoglierli e me ne ha portati un po’.

Ho trovato un sito che tratta di funghi porcini e vi riporto alcune interessanti curiosità.

I funghi porcini

I funghi porcini (Boletus Edulis o porcino comune) sono con ogni probabilità i più noti ed amati tra i funghi commestibili, molto semplici da riconoscere grazie alle caratteristiche familiari alla maggior parte di noi, amanti dei funghi.

Caratteristiche estetiche dei funghi porcini:

I funghi porcini sono caratterizzati da un cappello a forma circolare che può raggiungere anche un diametro di 30 cm, di colore castano/bruno con numerose sfumature, a seconda del luogo di provenienza. La parte inferiore al cappello è generalmente di colore bianco tendente al giallo opaco nel fungo porcino giovane, e assume una colorazione tendente al verde col trascorrere del tempo. Il gambo dei funghi porcini è molto robusto, ingrossato verso la base e di colore biancastro con sfumature brune; la sua carne è soda, bianca e non cambia colore dopo essere stata tagliata; l’odore e il sapore dei porcini sono piacevoli e inconfondibili.

Come trovare i funghi porcini:

I funghi porcini crescono nei boschi di conifere e di latifoglie, preferibilmente sotto ad alberi quali querce, castagni e faggi; i porcini fanno la loro prima comparsa in primavera e, dopo un periodo di arresto che coincide con l’estate, ricompaiono solitamente in concomitanza con le prime piogge autunnali nei mesi di settembre e ottobre, che favoriscono la nascita e la crescita dei funghi porcini.

Il clima alpino, con soventi temporali estivi, già nel mese d’Agosto favorisce la nascita dei porcini, anche se i mesi più “fertili sono senza dubbio quelli successivi, in Autunno; li possiamo comunque trovare in tutte le zone di Italia.

La raccolta del fungo porcino:

La raccolta dei funghi porcini è una passione, come tale ha delle regole da seguire, necessarie per conseguire una raccolta proficua del fungo porcino. La prima cosa da fare è scegliere il periodo giusto per i porcini: le due buttate principali avvengono di norma tra la fine di maggio e giugno e tra fine agosto e ottobre inoltrato; queste date sono comunque da prendere con le molle, nel senso che nella raccolta dei funghi porcini la pioggia gioca un ruolo fondamentale. Senza piogge, i porcini non crescono.

Occorre poi valutare bene l’altitudine in cui si cercano, i porcini si trovano infatti dai 500-600 metri a salire, magari anche un po’ più in basso, ma è sconsigliato scendere al di sotto di tale altitudine.

Il bosco in cui cercare i funghi porcini deve avere alcune caratteristiche di base: innanzitutto non deve essere troppo buio e fitto, la luce solare deve poter filtrare tra i rami.

E’ importante trovare una macchia di cerro, quercia, carpano (anche di castagno ad altitudini maggiori), ma anche nei dintorni del faggio se ne trovano facilmente. Se si incontra anche una sola quercia, o un castagno, guardare comunque, si potrebbero avere piacevoli sorprese.

Abbiamo quindi definito i periodi, l’altitudine e la tipologia di bosco ideali per la raccolta dei funghi porcini. L’esperienza è un’altra componente fondamentale, ecco perchè consiglio di conoscere persone del posto che indirizzino verso luoghi buoni in cui cercare il porcino.

Consiglio di farsi accettare dai fungaioli del posto, con massima discrezione, in genere sono molto suscettibili. E poi tanta pazienza.

Iniziare a girare per boschi, camminando lentamente dal basso in alto con percorsi orizzontali (zig zag) per abituare l’occhio al terreno e alla luce.

La raccolta dei funghi porcini è piacevole e rilassante, soprattutto se si fanno le cose per bene, in sicurezza e nel rispetto della natura; il risultato è ancora più appagante.

Un’altra precauzione è informare sempre qualcuno dei percorsi che si fanno.

Conservazione:

Se sono freschi si mantengono benissimo in frigo, all’interno di un sacchetto di carta. Non usate sacchetti di plastica, altrimenti anneriscono in un batter d’occhio. Possono essere conservati in questo modo per circa una settimana, nella parte più bassa del frigo.

Quelli più sodi possono essere conservati anche nel congelatore, in sacchetti di plastica questa volta. Conserveranno il loro aroma per 2-3 mesi e potrete poi usarli direttamente, anche senza scongelarli. L’ultima alternativa è l’essiccamento: tagliateli a fettine sottili, e fateli seccare su una grata, in un posto ventilato. Si conserveranno così per un anno, in vasetti di vetro o di latta.

Non voglio dilungarmi oltre, ma se vi interessa, nel sito che vi ho indicato sopra, vengono elencate anche le diverse varietà di funghi porcini.

Attenzione: La classificazione dei funghi e della loro relativa commestibilità vanno affidate a micologi esperti o al personale specializzato degli enti sanitari competenti (o nel mio caso ad un papà super esperto in materia). Informazioni errate o atteggiamenti superficiali in merito potrebbero arrecare gravi danni da intossicazione o avvelenamenti anche mortali. Non consumare funghi se non si ha l’assoluta certezza della loro commestibilità.

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Nei prossimi giorni, se passate da queste parti vedrete che fine han fatto questi bei porcini 🙂